La fragilità della vita: il qui e ora

Ieri è mancata Dolores O’Riordan, la cantante, autrice e chitarrista dei Cranberries. Aveva 47 anni, era nata il 6 settembre 1971. La morte di qualcuno è sempre una brutta notizia di per sé, ma quando muore qualcuno che ti è vicino o che ha segnato una parte importante della tua vita, nascono delle riflessioni: io e Dolores avevamo quasi esattamente 10 anni di differenza, ma soprattutto No Need to Argue è stato il primo album che ho acquistato nella mia vita. Avevo 13 anni e comprai quell’album più sull’onda della chiacchiera che per convinzione personale. Un gruppo di miei compagni di classe delle scuole medie ne parlava benissimo: loro capivano di musica, io molto meno. Ma chi sapeva di musica, almeno quando ero adolescente io, era figo: ed io volevo essere uno di loro, figo, per cui l’acquisto risultò pressoché obbligato. Evidentemente i miei compagni di classe capivano realmente di musica: ho sempre giudicato quell’album un esordio molto azzeccato nel mondo degli accumulatori di album.

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Parte della mia attuale collezione di album

L’album contiene alcuni pezzi davvero ottimi, tra tutti Zombie, ed è un ascolto godibile dalla prima all’ultima traccia.

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Ma questo articolo non vuol essere commemorativo dei Cranberries, ed in particolare di Dolores. Come dicevo, quando si verificano morti significative, di parenti o amici vicini, o di chi ha segnato anche indirettamente un pezzetto importante della tua vita, come l’adolescenza, inizi inevitabilmente a riflettere. E gli spunti sono ancora più forti se tra te e il defunto passano solo dieci anni. E inizi a riflettere sulla vita e come questa sia davvero un soffio di vento.

Nei primissimi anni della nostra esistenza abbiamo la percezione che anche un singolo giorno può essere eterno: quando sono le 8 di mattina e solo nel pomeriggio incontrerai la ragazza che ti piace; quando fra poco di interrogheranno di matematica, ma tu non hai proprio capito nulla (e forse neanche ti interessa). Quanto è eterno il tempo in quegli istanti? Poi gli anni passano, più velocemente di quanto si possa immaginare, si cresce e la percezione che abbiamo del tempo si restringe (non ne abbiamo mai abbastanza), i progetti diventano più grandi e i tempi in cui realizzarli si dilatano, forse troppo. Però, abbiamo la visione di chi ha ancora una vita davanti per realizzare tutto e il contrario di tutto. Tutto questo ci da grande forza, ma anche un senso di tranquillità che ti fa un po’ “sedere sugli allori“. Per cui quello che non riesci a fare oggi, lo farai domani; e forse dopodomani, o forse più in là. Senti i tuoi amici che progettano esperienze da fare prima di avere figli perché poi dopo si potrà solo dopo la pensione!Poi all’improvviso capita quello che non ti puoi aspettare e forse quei progetti, non potrai mai realizzarli. Perché la vita, nella sua imprevedibilità, ti da molte occasioni, ma spesso ti mette alla prova, anche in maniera violenta. No, aspettate un attimo. Voglio riavvolgere il nastro e provare a capirci qualcosa in più: è possibile che tutti i progetti che adesso ho in mente di realizzare rischino di rimanere solo idee e per queste destinate a scomparire con me?

Noi viviamo in una società conformista: io credo che il conformismo sia un male necessario per la nostra società: tutti nascono, tutti crescono, tutti vanno a scuola, tutti lavorano, tutti si sposano, tutti fanno i genitori, tutti vanno in pensione, tutti fanno i nonni, tutti muoiono. Tutti fanno tutto e se qualcuno non lo fa, sicuramente ha qualche problema (matto, brutto, antipatico, strano e avanti con la lista). Il conformismo serve per evitare il caos nella società, o almeno è quello che tutti raccontano. Ma se poi all’improvviso capita qualcosa per cui tu, conformista come gli altri per scelta o per necessità , qualcosa non lo puoi più fare perché l’orologio del tempo batte prima del previsto la fine della storia? E se tu sei Dolores O’Riordan e muori a 47 anni, con molti progetti realizzati, ma chissà quanti altri rimandati confidando nel tempo a disposizione?

Questo non è un manifesto per avvallare l’anticonformismo, che come ho scritto considero un male necessario per avere ordine in una società complessa. Ma come si può vivere veramente appieno una vita, evitando di arrivare negli ultimi istanti ad avere rimorsi troppo pesanti da portarsi nell’aldilà (ovunque esso sia)? E’ inutile credere di poter realizzare tutto e subito quello che ci passa per la testa (viviamo pur sempre in una società e volenti o nolenti abbiamo regole a cui sottostare, e su questo argomento ci tornerò sicuramente in futuro). Ma esiste un modo di approcciarsi alla vita che credo possa aiutarci. Me ne parlò Rita un po’ di anni fa. E’ la filosofia del “here and now”, ipotizzata dall’inglese Alan Watts. Qui e ora. Partendo da questo semplicissimo assunto ho sviluppato un mio personalissimo modo di affrontare la vita che mi permette di superare momenti complessi ed inaspettati della mia vita, così come di vivere al meglio i momenti positivi. Vivere con profondità il presente ti permette di concentrare le tue energie istante dopo istante. I progetti che vuoi realizzare, le idee che hai in testa, non rimandarne l’inizio ad un futuro prossimo, ma inizia a viverle un passo dopo l’altro fin da ora. Non lasciar scorrere la vita, ma accompagnala. Prova a mangiare il pasto che hai di fronte, assaporandolo veramente: guarda i colori delle pietanze, annusa gli odori, percepisci il calore del piatto. Una tazza di tè può essere una bevanda oppure un’esperienza piena: il suono del tè che dalla teiera scende verso la tazza; l’aroma del tè che bagna le labbra invitandoci ad indovinare i gusti; i fumenti che salgono dalla tazza e sprigionano i loro odore per riempirci le narici; il calore delle mani riscaldate dalla tazza; il colore dorato della bevanda. E poi l’anima, che si nutre di tutto questo e non lo vive passivamente come un atto meccanico. Proviamo, ogni tanto, quando abbiamo bisogno di un momento solo per noi, a farci coinvolgere da queste esperienze. E come il cibo, una camminata, un libro, tutto ciò che ci circonda. Quante volte proviamo veramente queste esperienze?

Dobbiamo sì avere dei grandi progetti da realizzare durante la vita, ma proviamo ad accompagnarli istante dopo istante, da esperienze piene. Senza voler per forza sconvolgere l’ordine prestabilito delle società, proviamo ad essere realmente anticonformisti, partendo dal nostro modo di vivere la nostra vita. Non dobbiamo per forza sconvolgere il mondo che ci circonda per ottenere qualcosa di migliore, di più adatto a noi; ma possiamo cambiare il nostro modo di vivere le esperienze quotidiane rendendole nostre. Pienamente.

Alcuni pensieri di Alan Watts

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