La lezione delle cinque palle

Perché un blog? Questa è una domanda che faccio in primo luogo a me stesso, ma per dare una risposta credo sia opportuno fare qualche passo indietro.

Qualche anno fa, e forse anche adesso, uno dei miei crucci principale era/è: come farò a lasciare un segno indelebile su questa terra? E subito pensi in grande, pensi che solo chi governa il mondo, chi costruisce templi sontuosi, chi scopre nuovi mondi, chi scrive pagine di letteratura indimenticabile, chi crea arte stupefacente, può veramente dirsi di lasciare un segno, un’eredità a chi popolerà questa terra, anche nei secoli a venire. Poi ti accorgi che forse queste doti tu non le possiedi e che poi, in fondo, ci saranno sempre nuovi governanti che metteranno in ombra quelli passati; le scoperte scientifiche saranno sempre più sorprendenti e faranno passare nel dimenticatoio le grandi scoperte dei nostri tempi; i grandi quadri, le grandi opere, sono soggette alla moda e ai gusti. E poi comunque bisogna avere la dote. Possibile, quindi, che non vi sia modo per lasciare un segno indelebile del nostro passaggio su questa terra?

Ho riflettuto, sbattuto la testa, e ancora riflettuto. E all’età di 36 anni, credo di essere giunto ad una conclusione, terrificante per quanto banale: noi quotidianamente lasciamo un segno su questa terra e siamo in grado, anche nel nostro piccolo, di determinare il futuro di chi verrà. E’ nostra responsabilità curare ogni singolo istante, dandogli l’importanza che merita, caricandolo dello stato d’animo che ci suggerisce il nostro cuore e soprattutto, non avendo paura delle nostre idee.

Io insegno informatica, ma ho sempre considerato lo strumento informatico, SOLO ed ESCLUSIVAMENTE un utile mezzo per semplificarci la vita. Sono terribilmente preoccupato del tempo che questo strumento occupa oggi nelle nostre vite. Ormai tutto viaggia online: organizzare incontri tra amici, chiacchierare tra amici/mariti/mogli/figli/genitori, acquistare prodotti di uso quotidiano, ascoltare musica, vedere concerti, fidanzarsi, sposarsi. Se non sei social sei fuori. Però una cosa viaggia molto poco online: la forza delle idee. Siamo tutti lì pronti a retweettare, a inserire like, a guardare videobanalità. Ma quante volte abbiamo la forza di esprimere le nostre idee? Le idee sono uno strumento complesso da maneggiare: devi avere la forza di tirare fuori dal profondo ciò in cui credi veramente, ciò che senti, devi spogliarti di fronte agli altri. Devi mostrare le tue smagliature, le tue rughe, devi porti di fronte a critiche certe. Le idee sono forti. Siamo ancora in grado di usare la nostra forza per esprimerle? Oppure ci limiteremo sempre e solo a nasconderci dietro ad un like, dietro ad un pollice verso o ad un pollice di consenso?! Io voglio provarci. Non ho aperto un blog per notorietà, per egocentrismo (anche se un blog, come forma di comunicazione, di per sé prevede una componente di egocentrismo implicita); ho aperto un blog perché credo che le idee che possiamo esprimere, ma anche le esperienze che facciamo e troppo spesso NON condividiamo, finanche le riflessioni sui nostri più intimi stati d’animo, siano uno dei lasciti più importanti che possiamo fare a chi popolerà questa terra dopo di noi, o anche solo ai nostri figli e ai nostri nipoti. Quante storie da raccontare svaniranno insieme al nostro corpo? Quanti momenti indimenticabili non condivisi semplicemente smetteranno di far suscitare emozioni?

La risposta alla domanda iniziale, “perché un blog” è questa: semplicità, provo a tornare indietro, provo a premere il tasto reset. Non sarà facile, voglio provarci, spero di non fallire. La tecnologia ormai sceglie la direzione dei miei pensieri quotidianamente: nelle notizie da leggere, nel tempo da dedicare alle mie attività, sceglie i film che vedrò, la musica che ascolterò ed è perfino in grado di influenzare i sentimenti che proverò e, perché no, in alcuni casi anche la moglie che sposerò. Voglio provare a disinserire il pilota automatico e riprendere in mano la mia vita in questi elementi essenziali.

Concludo il mio primo post con un estratto dal libro di James Patterson “Il diario di Suzanne” pp. 26-27: ho sempre dato a queste righe un’importanza primaria nel mio modo di intendere la vita, magari altri potranno trarne gli stessi benefici.

“Immagina che la vita sia un gioco di destrezza che consiste nel far roteare cinque palle. Le palle sono il lavoro, la famiglia, la salute, gli amici e l’integrità.

Le fai roteare tutte e cinque per aria. Ma un bel giorno capisci finalmente che il lavoro è una palla di gomma: se cade, rimbalza. Le altre quattro – famiglia, salute, amici, integrità – sono di vetro: se fai cadere una di questa, essa di graffierà, si scalfirà e forse andrà a prezzi.

Quando avrai compreso a fondo la lezione delle cinque palle, avrai raggiunto il principio dell’equilibrio della tua vita.”

3palle

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